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Carne, Secondi

Pollo Fritto

Pollo I love you! Mi piace alla piastra, grigliato, infarinato, infornato, lessato e soprattutto fritto ..fritte sono bone anche le ciabatte ed il pollo ancor di più! Non mi dite che non vi piace il fritto perché non vi rivolgo più la parola. Io se avessi la cappa in cucina friggerei molto più spesso ma visto i problemi di aspirazione che mi affliggono mi tocca limitarmi. L’ultima volta ho dovuto rilavare i panni sullo stendino e anche i gatti puzzavano di fritto. Comunque io avevo del pollo avanzato e l’ho tagliato in piccoli bocconcini e gli ho fritti..unica pecca: togliendo il grasso ed il sangue i bocconcini hanno preso una forma particolare tanto dA far sembrare il risultato fritto di mare e non pollo. Senza didascalia ti aspetteresti moscardini fritti ed invece si tratta pollo. Nonostante la forma credo di aver fritto bene: asciutto e gustoso.

Ingredienti (4 Porzioni):

  • 300 gr petto di pollo
  • 2 uova
  • farina bianca
  • 1 spicchio di aglio
  • 1 manciata di prezzemolo
  • 1 rametto di rosmarino
  • foglie di salvia
  • 1 pizzico di timo
  • 1 limone
  • olio d’oliva
  • sale
  • latte qb
  • pepe in grani

Pulite il pollo e lavatelo. Tagliatelo a pezzi. Mettete i pezzi di pollo in una terrina, irrorateli con mezzo bicchiere di olio, profumateli con il prezzemolo tritato insieme all’aglio, alla salvia, al rosmarino, unite il timo, sale, pepe appena macinato e il succo del limone. Rigirate i pezzi in questa marinata, lasciandoveli almeno per mezz’ora.Poco prima di friggere il pollo, preparate una pastella mescolando le uova sbattute con due cucchiaiate di farina e mezzo bicchiere circa di latte. Immergete nella pastella i pezzi di pollo scolati dalla marinata, rigirandoli. Mettete al fuoco una padella con abbondante olio. Scolate, a mano a mano i pezzi di carne dalla pastella usando un cucchiaio e friggeteli nell’olio caldo. Disponeteli quindi su un piatto da portata e serviteli subito in tavola o come finger food.

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Antipasti & Spuntini

Insalata Ravanelli o Rapanelli

Il ravanello o rapanello mi piace nel piatto e vederlo in frigorifero. Lo puoi mangiare a morsi crudo come fanno i conigli con le carote o cuocerlo ma io non me la sento e cerco di gustarlo nel modo più naturale. Non sappiamo da dove provenga  ma si pensa che arrivi dalle zone più orientali dell’Asia, quali la Cina e il Giappone. In Cina si trovano diverse varietà. ll ravanello era comunque già noto all’epoca della costruzione delle piramidi perché sembra che venisse mangiato dagli Egizi assieme a spicchi d’aglio. Ho letto da qualche parte che in Germania il ravanello è il rimedio migliore per l’insonnia: è costituito infatti da vitamina B e zolfo, che aiutano contro agitazione e ansia. In più ha poche calorie e allevia senso di fame. In questo senso è molto adatto a chi vuole seguire una dieta.

Affoghiamolo in questa salsa e gustiamolo.

Ingredienti (per 4 persone):

  • 2 mazzetti di ravanelli rossi
  • olio d’oliva
  • limone
  • prezzemolo
  • sale
  • pepe

Pulite i ravanelli, togliendo le radici e i gambi. Lavateli e tagliateli a fettine sottili. Metteteli in una terrina piccola con l’olio, succo di limone, sale e pepe. Lasciate macerare almeno un’ora prima di servire. Cospargere con prezzemolo tritato.

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Antipasti & Spuntini

Marmellata di Mandarini e Limone

Sapevi che solo i prodotti ottenuti dagli agrumi possono essere venduti come “marmellata” mentre tutti gli altri con la denominazione “confettura”?

La marmellata nasce dall’esigenza nei tempi in cui non esisteva il frigorifero di conservare la frutta che d’estate abbondava e d’inverno scarseggiava. Uno dei conservanti naturali più efficaci è lo zucchero che, se presente in concentrazioni elevate, impedisce lo sviluppo di microbi e batteri. Grazie agli zuccheri naturalmente presenti nella frutta ed all’eventuale aggiunta di ulteriori zuccheri, la marmellata è un alimento che si può conservare naturalmente e a lungo fuori dal frigorifero, a patto che ovviamente essa si trovi in un contenitore sterilizzato e chiuso ermeticamente.

Una curiosità: la parola “marmellata” deriva da marmelo, termine della lingua portoghese che identifica l’albero del cotogno. Le testimonianze storiche rivelano che nel medioevo era piuttosto diffusa l’abitudine di preparare marmellate di frutta, anche se si ritiene che questo metodo di conservazione fosse già utilizzato all’epoca degli antichi greci. Le popolazioni elleniche erano solite cuocere a lungo le mele cotogne nel miele, ottenendo le cosiddette melimelon (“mele di miele”). Sembra che proprio da questo termine discenda il nome portoghese marmelo e, di conseguenza, la “nostra” marmellata.

La frutta viene accuratamente lavata, asciugata e mondata, sbucciandola ed eliminando gli scarti (bucce, semi…). Il tutto viene tagliato a tocchetti delle dimensioni desiderate, ad esempio piuttosto grossolanamente se si vuole una marmellata con i classici “pezzettoni”.

A questo punto si può procedere con la cottura: la frutta viene bollita a lungo sino a quando non assume una consistenza sufficientemente densa. Per ridurre significativamente i tempi di cottura si può ricorrere all’aggiunta di pectina, un addensante naturale. A discrezione possono essere aggiunti anche zucchero, succo d’uva, miele oppure spezie.

Il composto, ancora bollente, viene invasettato in barattoli precedentemente sterilizzati. Una volta chiusi con il loro tappo, i barattoli vengono capovolti a testa in giù determinandone così la perfetta sterilizzazione grazie alle elevate temperature della marmellata. In questo modo si crea anche il sottovuoto indispensabile per la lunga conservazione.

La mia è dentro la macchina del pane!!