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Storia di un progetto a tutta Birra … al femminile!

 

Botte_Birroir

Sono mesi che voglio andare a conoscere da vicino il mondo “Birroir” e oggi finalmente ce l’ho fatta. Armata di macchina fotografica e di un taccuino polveroso sono salita in macchina e sono partita. Se avete un navigatore Kenwood non fidatevi perchè vi manderà su un altro pianeta; meglio se seguite il vostro buon senso e/o Google Maps. Purtroppo io non avendo nessuna di queste doti mi sono persa ripetute volte e una “Birroir” è stata costretta a venirmi a prendere in un punto X. Ma se sei di Lucca e non sei imbranato come la sottoscritta è difficile che tu ti perda: prendi Via delle Ville da San Marco e prosegui fino al numero civico 526 dove il logo “Birroir” troneggiante sulla strada segnerà l’arrivo. Il birrificio sorge non a caso lungo la Via dell’Acqua (progetto promosso da Comune di Capannori e dalla Regione Toscana) perché come dicono le birraie “più l’acqua è buona, più la birra è buona”. Una volta arrivata entro e rimango stupita perché non credevo che avessero anche un punto vendita all’interno dello stabilimento ma Elisa tutta fiera mi mostra il “registratore di cassa” nuovo fiammante e la piccola esposizione di Birre e Gadget in vendita. Lo stabile profuma di nuovo e di pulito, l’ufficio ha le pareti color verde salvia e le mensole sono costellate da post-it che recitano mantra e stampe fotografiche delle Birroir che aspettano di essere fissate al muro.

05_BirroirMa chi sono queste “Birroir”? Quante sono? Cosa fanno? Sono 4 donne fra i 29 ed i 35 anni. Sono ex-colleghe, sognatrici con i piedi per terra che una sera d’inverno di fronte ad un tiramisù ed un bicchiere di troppo si sono dette “Perché non apriamo un birrificio artigianale?” L’idea della birra sembra essere una scelta casuale: Elena, la mastra birraia, aveva un’esperienza come Homebewer così quella sera inebriate dall’alcol e nauseate dall’ultimo lavoro poco gratificante si sono dette: “perché non ci buttiamo in questo progetto?” Era dicembre. A fine agosto avevano già distribuito la birra in diversi punti vendita. Ma quante birre? E come è nata l’idea di questi nomi? Scopro che producono 60.000 birre annue a regime e al momento hanno 3 prodotti: Isotta, soprannome di Elisa “El-Isotta”, Gigliola soprannome di Elena e “Pantera” birra scura e simbolo di Lucca. Perchè l’idea è quella di mantenere la tradizione, il legame col territorio così che il nome Birroir è preso d’ispirazione da Terroir usato in enologia per segnare il forte legame ai valori locali d’eccellenza della produzione, realizzata principalmente con le risorse del territorio, e per l’artigianalità dei processi produttivi impiegati a partire dalla macinazione, passando alla cottura e alla fermentazione fino all’imbottigliamento.. Metti che sono 4 donne, uno spirito combattivo, un forte senso dell’estetica unito al buon gusto della birra come non si può non parlare di loro! Purtroppo oggi non sono presenti Elena, la mastra birraia e Linda, l’ingegnere chimico quindi saranno Elisa ed Alejandra a introdurmi all’interno del Birrificio.

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Elisa, responsabile commerciale e comunicazione, la conosco da diversi anni e ho sempre pensato che se un giorno volessi buttarmi nella comunicazione sceglierei senza dubbio “lei” a tirare le fila. Oltre al fatto che al posto degli occhi ha due fanali che ti abbagliano e possiede i capelli che ogni ragazza vorrebbe ha una professionalità e un modo di porsi difficilmente reperibile: preparata senza essere spocchiosa e determinata senza apparire uno squalo. Si occupa dei Social e del Retail: mi dice che vive connessa (24h su 24 su internet) e durante il giorno vive a bordo della sua auto in cerca di distributori adatti allo spirito Birroir. Per il fatto che adora viaggiare si vede un giorno a bordo di una Roulotte targata Birroir armata di carrellino che scarica casse di birra un pò impacciata, comica alla Benny Hill Show. 

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Alejandra, si occupa di Amministrazione e Marketing. Alejandra è spagnola, una spagnola atipica mi viene da dire perché non credo che contempli la siesta. A vederla mi dà l’idea che sia una grande lavoratrice, seria e responsabile: non lascia niente al caso. Incolla gli occhi al monitor del Pc ed è difficile trovare il modo di disturbare la sua concentrazione. Le chiedo che cosa non le piace e lei senza esitazioni mi risponde “Il clima di Lucca! Puoi scriverlo a caratteri cubitali!” Poi ci pensa un pò e di scatto mi dice “Un’altra cosa che non sopporto è questo programma per lo scarico del magazzino che utilizzo! E pensa che ho scelto io di comprarlo! Va bè, il budget era quello!” aggiunge sorridendo. Scopro che Alejandra è madrilena e si è trasferita a Lucca per amore. Scopro che è un’ottima cuoca e ama i Tortelli. Mi fa ridere quando dice che è “lunatica” con quell’accento spagnolo graffiato dal lucchese.

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Più sto con queste ragazze più mi accorgo quanto sia complicato mandare avanti un’attività: mi parlano di quante porte in faccia hanno ricevuto, dello scarso appoggio da parte della istituzioni, della fatica per far quadrare i conti e della tenacia necessaria per portare avanti questo progetto. Quando si tratta di lavorare non ci sono ruoli scanditi perché tutte producono, imbottigliano, etichettano, propongono idee e progettano. Ed è proprio durante la fase dell’etichettamento che escono le idee migliori mi dicono. Facciamo un giro all’interno dello stabilimento ed Elisa mi snocciola i vari processi uno ad uno: si passa dalla stanza dei cartoni, all’etichettamento e imballaggio passando per la zona di produzione. E’ pulitissima e odora di disinfettante. Le birre vengono prodotte 2 volte a settimana ed in quei giorni le ragazze sono presenti dalle 6 di mattina fino a notte fonda. Oggi la produzione non c’è ed io non ho ben capito tutti i passaggi che occorrono per creare questo prodotto. Sta di fatto che a breve proverò una ricetta a base di birra: forse la bionda Isotta, forse la rossa Gigliola, forse la scura Pantera. O chissà se durante l’etichettamento nascerà una nuova Birroir.

http://www.birroir.com/

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