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Istruzioni per un Mojito perfetto

Mojito Cake Recipe

Il sole non si vede ma la sabbia è bollente. Si respira male e una cappa infernale di nuvole gonfie aleggia sopra le nostre teste ma non dà segnali di pioggia. Sono seduta su un comodo puf sotto un tendone bianco che sventola mosso dallo scirocco e intorno a me un gran via vai. I preparativi per la festa Bacardi sono in fermento: vedo spostare tavoli, posizionare casse che risuonano musica dance e l’odore di menta arriva forte e deciso. Non appena vengono aperti i bungalows la fila si crea e vengo rapita da un’ondata di profumo di lime, menta e rum e penso che estate e mojito vadano a braccetto e dopo questa giornata scopro che esistono diverse teorie l’origine del termine “Mojito”. Continue Reading

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Dolci & Drinks, Luoghi

Memories from Philip Toledano Photographer: Chocolate Cake

Il bello di avere tanti amici è che le opportunità si moltiplicano. La mia amica Federica Chiocchetti vive a Londra da diversi anni e si occupa di fotografia. Qualche mese fa mi aveva proposto di scegliere una ricetta dal libro HUNGRY STILL un photo-cook-book a cui ha lavorato per Slideluck London e di provarla.

Per una malata di immagini come me ricevere il libro è stato un regalo bellissimo e il fatto che alle fotografie si unissero le ricette mi ha fatto venire letteralmente gli occhi a cuore. All’interno si susseguono  lavori di fotografi con stili totalmente diversi che presentano scatti da ogni pare del mondo: si passa dalla Mongolia all’India, dal Brasile alla Cina e ogni servizio si conclude con una ricetta legata a quel progetto. Si vive così un’esperienza multi-sensoriale capace di attivare emozioni forti e contrastanti.

Uno degli artisti selezionati per questo lavoro è stato Philip Toledano ed io ho deciso di infornare la sua Torta al Cioccolato.

“A New Kind of Beauty” è il nome del suo progetto in cui immortala una serie di ritratti di uomini e donne che hanno modificato il loro corpo attraverso la chirurgia estetica.

Screen-Shot-2014-02-05-at-1.25.37-PM[image copyright Phillip Toledano, 2008-2010] Toledano says: “I DO think that it’s probably quite a natural instinct within all of us, which reflects the desire to cheat death, in some way.”

Phil gave us his favorite mum’s cook book recipe with this note:

“I realized after she died that there were things I’d never taste again, like her chocolate cake, or her Spanish omelet, or her applesauce….so I tried to make some of them from her recipe book….I suppose, in a way, I was trying to bring her back…”

Ingredienti:

  • 240 gr di cioccolato scuro in polvere
  • 240 gr di burro
  • 240 di zucchero finissimo
  • 210 gr di farina
  • 6 uova bianche
  • 1 shot di liquore
  • lamponi per decorare
  • panna montata 

Unire il burro allo zucchero. Aggiungere la farina e il bianco d’uovo uno alla volta. Poi aggiungete il cioccolato ed il liquore. Tutto con l’aiuto di una planetaria o delle fruste elettriche.Infornate per 50 minuti e fare la prova stecchino per assicurarvi che sia cotta! Decorate con lamponi e panna montata e palline di zucchero argentate.

Questa ricetta è tratta dal foto-libro di cucina HUNGRY STILL  pubblicato da Slideluck London e  QUAD/FORMAT Festival. La prima tiratura del libro è sold out, potete ordinare online la seconda da questo link:

http://slideluck.com/order-hungry-still/

http://www.mrtoledano.com/

Ed ecco la copertina del libro:

book

[Copyright © QUAD / FORMAT / SLIDELUCK London The Curators: Maria Teresa Salvati, Federica Chiocchetti & Louise Clement Designed & Printed by: AKINA FACTORY, Valentina Abenavoli & Alex Bocchetto Printed onto Fedrigoni Arcoprint Milk 120gsm Cover onto Sirio Color E20 Denim Black 290gsm ISBN 978-0-9553538-8-8 212 pages]

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Dolci & Drinks, Luoghi

Torta a tutta birra (Birroir)

Da quando ho aperto il sito-blog sto cercando di dare voce ai prodotti che più mi piacciono: prodotti buoni, gustosi, tradizionali accompagnati dalla passione e dalla perseveranza di chi c’è dietro. Il primo luogo che ho visitato da quando ho lanciato questa creatura di sito è stato il Birrificio Artigianale Birroir e pensando alla birra mi sono chiesta..oltre a berla, come posso inserirla all’interno di una ricetta? E perché non all’interno di una torta cioccolato e amaretti. Questa torta ha origine irlandese: il sapore è dolcissimo con retrogusto amaro di birra ed il frosting a base di formaggio cremoso e whisky ricorda la schiuma della birra. Quindi per prima cosa munitevi della Birra Pantera o se proprio non la trovate di una birra scura. Le accortezze sono: seguite i passi come indicato nella ricetta, fate la prova stecchino e abbuffatevi senza sensi di colpa perché dopo lo sforzo di aver portato a termine questo dolce vi meritate questo ed altro.

Ingredienti ( per una tortiera di 24 cm)

  • 225 g di farina tipo 00
  • 100 g di cacao amaro in polvere
  • 400 ml di birra scura
  • 225 g di burro a temperatura ambiente
  • 350 g di zucchero di canna
  • 2 cucchiaini di bicarbonato per alimenti
  • un cucchiaino colmo di lievito per dolci
  • 4 uova medie

Per il frosting:

  • 150 g di formaggio fresco spalmabile
  • 250 g di zucchero a velo
  • 250 g di mascarpone
  • 2 cucchiai di whisky

Per prima cosa lasciate il burro fuori dal frigo fino a quando non avrà una consistenza morbida. In una planetaria (santo oggetto!) inserite il burro a pezzettini, lo zucchero di canna e create una crema. Se non avete la planetaria usate le fruste elettriche che soffriranno se il burro non è abbastanza morbido. Aggiungete uno alla volta le uova e lavorate l’impasto fino a quando non sarà ben amalgamato l’impasto. Setacciate la farina col lievito ed il bicarbonato ed unite all’impasto. In una terrina setacciate il cacao e unite la birra piano piano lavorando il composto manualmente con la frusta fino a creare una crema. Aggiungete la crema scura alla crema chiara e amalgamate fino a che non si è creato un composto fluido e spumoso. Rivestite la tortiera con un foglio di carta da forno imburrato e versate il composto. Livellate il composto con un cucchiaio.

Accendete il forno a 180° e lasciate cuocere per circa un’ora.

Frosting: mescolate i formaggi e lo zucchero a velo con una frusta elettrica. Lasciate freddare. 

Sfornate il dolce. Lasciate freddare e coprite con il frosting con l’aiuto del cucchiaio. Decorate con gli amaretti.

Mi raccomando la prova stecchino!

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http://www.birroir.com/

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Storia di un progetto a tutta Birra … al femminile!

 

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Sono mesi che voglio andare a conoscere da vicino il mondo “Birroir” e oggi finalmente ce l’ho fatta. Armata di macchina fotografica e di un taccuino polveroso sono salita in macchina e sono partita. Se avete un navigatore Kenwood non fidatevi perchè vi manderà su un altro pianeta; meglio se seguite il vostro buon senso e/o Google Maps. Purtroppo io non avendo nessuna di queste doti mi sono persa ripetute volte e una “Birroir” è stata costretta a venirmi a prendere in un punto X. Ma se sei di Lucca e non sei imbranato come la sottoscritta è difficile che tu ti perda: prendi Via delle Ville da San Marco e prosegui fino al numero civico 526 dove il logo “Birroir” troneggiante sulla strada segnerà l’arrivo. Il birrificio sorge non a caso lungo la Via dell’Acqua (progetto promosso da Comune di Capannori e dalla Regione Toscana) perché come dicono le birraie “più l’acqua è buona, più la birra è buona”. Una volta arrivata entro e rimango stupita perché non credevo che avessero anche un punto vendita all’interno dello stabilimento ma Elisa tutta fiera mi mostra il “registratore di cassa” nuovo fiammante e la piccola esposizione di Birre e Gadget in vendita. Lo stabile profuma di nuovo e di pulito, l’ufficio ha le pareti color verde salvia e le mensole sono costellate da post-it che recitano mantra e stampe fotografiche delle Birroir che aspettano di essere fissate al muro.

05_BirroirMa chi sono queste “Birroir”? Quante sono? Cosa fanno? Sono 4 donne fra i 29 ed i 35 anni. Sono ex-colleghe, sognatrici con i piedi per terra che una sera d’inverno di fronte ad un tiramisù ed un bicchiere di troppo si sono dette “Perché non apriamo un birrificio artigianale?” L’idea della birra sembra essere una scelta casuale: Elena, la mastra birraia, aveva un’esperienza come Homebewer così quella sera inebriate dall’alcol e nauseate dall’ultimo lavoro poco gratificante si sono dette: “perché non ci buttiamo in questo progetto?” Era dicembre. A fine agosto avevano già distribuito la birra in diversi punti vendita. Ma quante birre? E come è nata l’idea di questi nomi? Scopro che producono 60.000 birre annue a regime e al momento hanno 3 prodotti: Isotta, soprannome di Elisa “El-Isotta”, Gigliola soprannome di Elena e “Pantera” birra scura e simbolo di Lucca. Perchè l’idea è quella di mantenere la tradizione, il legame col territorio così che il nome Birroir è preso d’ispirazione da Terroir usato in enologia per segnare il forte legame ai valori locali d’eccellenza della produzione, realizzata principalmente con le risorse del territorio, e per l’artigianalità dei processi produttivi impiegati a partire dalla macinazione, passando alla cottura e alla fermentazione fino all’imbottigliamento.. Metti che sono 4 donne, uno spirito combattivo, un forte senso dell’estetica unito al buon gusto della birra come non si può non parlare di loro! Purtroppo oggi non sono presenti Elena, la mastra birraia e Linda, l’ingegnere chimico quindi saranno Elisa ed Alejandra a introdurmi all’interno del Birrificio.

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Elisa, responsabile commerciale e comunicazione, la conosco da diversi anni e ho sempre pensato che se un giorno volessi buttarmi nella comunicazione sceglierei senza dubbio “lei” a tirare le fila. Oltre al fatto che al posto degli occhi ha due fanali che ti abbagliano e possiede i capelli che ogni ragazza vorrebbe ha una professionalità e un modo di porsi difficilmente reperibile: preparata senza essere spocchiosa e determinata senza apparire uno squalo. Si occupa dei Social e del Retail: mi dice che vive connessa (24h su 24 su internet) e durante il giorno vive a bordo della sua auto in cerca di distributori adatti allo spirito Birroir. Per il fatto che adora viaggiare si vede un giorno a bordo di una Roulotte targata Birroir armata di carrellino che scarica casse di birra un pò impacciata, comica alla Benny Hill Show. 

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Alejandra, si occupa di Amministrazione e Marketing. Alejandra è spagnola, una spagnola atipica mi viene da dire perché non credo che contempli la siesta. A vederla mi dà l’idea che sia una grande lavoratrice, seria e responsabile: non lascia niente al caso. Incolla gli occhi al monitor del Pc ed è difficile trovare il modo di disturbare la sua concentrazione. Le chiedo che cosa non le piace e lei senza esitazioni mi risponde “Il clima di Lucca! Puoi scriverlo a caratteri cubitali!” Poi ci pensa un pò e di scatto mi dice “Un’altra cosa che non sopporto è questo programma per lo scarico del magazzino che utilizzo! E pensa che ho scelto io di comprarlo! Va bè, il budget era quello!” aggiunge sorridendo. Scopro che Alejandra è madrilena e si è trasferita a Lucca per amore. Scopro che è un’ottima cuoca e ama i Tortelli. Mi fa ridere quando dice che è “lunatica” con quell’accento spagnolo graffiato dal lucchese.

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Più sto con queste ragazze più mi accorgo quanto sia complicato mandare avanti un’attività: mi parlano di quante porte in faccia hanno ricevuto, dello scarso appoggio da parte della istituzioni, della fatica per far quadrare i conti e della tenacia necessaria per portare avanti questo progetto. Quando si tratta di lavorare non ci sono ruoli scanditi perché tutte producono, imbottigliano, etichettano, propongono idee e progettano. Ed è proprio durante la fase dell’etichettamento che escono le idee migliori mi dicono. Facciamo un giro all’interno dello stabilimento ed Elisa mi snocciola i vari processi uno ad uno: si passa dalla stanza dei cartoni, all’etichettamento e imballaggio passando per la zona di produzione. E’ pulitissima e odora di disinfettante. Le birre vengono prodotte 2 volte a settimana ed in quei giorni le ragazze sono presenti dalle 6 di mattina fino a notte fonda. Oggi la produzione non c’è ed io non ho ben capito tutti i passaggi che occorrono per creare questo prodotto. Sta di fatto che a breve proverò una ricetta a base di birra: forse la bionda Isotta, forse la rossa Gigliola, forse la scura Pantera. O chissà se durante l’etichettamento nascerà una nuova Birroir.

http://www.birroir.com/

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